Stunning!
Walter Marzilli docente all'Università di South Bend

di Rossana Paliaga
Finestre, Choraliter 55, maggio 2018

Prendendo le distanze, ogni cosa risulta più chiara. Confrontarsi con esperienze molto diverse dal nostro quotidiano rende più facile comprendere dove siamo e aprire la mente a prospettive più ampie. Walter Marzilli ha preso recentemente “le distanze” alla lettera, attraverso un’interessante esperienza di docenza negli Stati Uniti d’America, precisamente all’Università di South Bend nell’Indiana. 

La collaborazione con l’ateneo, destinata a proseguire, visto il successo del corso, offre la possibilità di scoprire aspetti diversi dell’approccio alla direzione corale attraverso lo sguardo di maestri (attuali e futuri) americani desiderosi di attingere direttamente alla tradizione europea, grazie all’esperienza del titolare della cattedra di Direzione di Coro presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma e il Conservatorio G. Cantelli di Novara. Direttore e musicologo, esperto di canto gregoriano e pedagogia musicale, Marzilli ha “esportato” spesso le proprie competenze con frequenti inviti da parte di istituzioni estere, dal Brasile al Libano, dalla Corea all’intera Europa. Alle pubblicazioni di numerosi studi in atti di convegni e riviste specializzate affianca una pluriennale collaborazione con la rivista Choraliter (all’interno del comitato di redazione), per la quale firma regolarmente articoli e dossier di rilevante interesse scientifico e musicologico. 

Il recente viaggio in America è stato caratterizzato da un calendario di lavoro molto intenso che ha richiesto un’immersione totale nella vita del campus, come ci racconta lo stesso Marzilli, al quale chiediamo innanzitutto l’obiettivo di questo soggiorno americano.

Effettivamente non ho avuto il tempo di vedere praticamente nulla dell’America, tranne alcuni aeroporti e l’Università di South Bend, in Indiana. Si tratta – mi dicono – della più grande università americana per quanto riguarda la musica. In questa università sono stato nominato professore incaricato, e per questa istituzione ho già fatto numerose masterclass a Roma, dove l’Università di South Bend ha una sede distaccata. Ogni anno alcuni studenti americani vengono in Italia per studiare direzione con me. Quest’anno sono invece stato invitato a tenere alcune lezioni proprio nella sede centrale dell’università, in Indiana.

Il South Bend è un ateneo storico?

È cosi, infatti. Fu fondato nel 1842 e attualmente contiene 143 edifici dislocati su una superficie di cinque milioni di mq. Una cosa impressionante: pur nel poco tempo libero che avevo a disposizione, non sono riuscito a uscirne fuori, tanto è grande. Sono andato a cercare informazioni appena dopo la nomina a professore incaricato, scoprendo che si tratta di “uno dei college più prestigiosi, ambiti e selettivi degli Stati Uniti”. La preside della facoltà di Musica mi ha parlato del budget che hanno dedicato all’attività musicale di quest’anno. Si tratta di una cifra talmente sbalorditiva che sarebbe impensabile in Italia.

Le realtà americane si caratterizzano sempre per i grandi numeri, che costituiscono la differenza più macroscopica ed evidente in rapporto alle istituzioni e alle manifestazioni europee, ma quali sono le ulteriori differenze che ha potuto evidenziare a livello di metodi di lavoro, approcci, risultati?

Il mondo universitario americano, in particolare quello di South Bend, si distingue oltre che per i mezzi ingenti di cui dispone, anche per una serietà professionale e una esattezza e puntualità di comportamento impeccabili. C’è un ufficio per ogni necessità, e la capacità professionale è altissima e ineccepibile. Se danno un orario c’è da stare tranquilli: due minuti prima arrivano tutti quelli che ci devono essere. Sono in grado di fare programmi dettagliati a lunghissima gittata. Basti pensare che esiste una brochure pubblica con l’elenco di tutti i brani del Proprio delle cinquantuno messe che saranno cantate ogni domenica da ottobre a giugno nella basilica dell’università. E mi dicono che l’elenco dei brani elencati sarà anche minuziosamente rispettato…

Quanto spazio e quale valore viene attribuito alla musica all’interno di questa università? 

Come accennavo prima la Facoltà di Musica di questa università risulta essere la più importante degli Stati Uniti. Convergono lì studenti da tutto il mondo, in modo continuativo. Io stesso ho potuto osservare le tante fisionomie geografiche che si alternano sui volti degli studenti, e i tanti idiomi. È stato appena inaugurato il grande Palazzo della Musica, costato quaranta milioni di dollari, e la cifra stanziata per l’attività musicale di quest’anno è una quantità iperbolica: questi dati danno il senso dell’importanza della musica all’interno dell’università dove sono stato.

Quali sono stati i contenuti delle lezioni?

Ho tenuto una conferenza sull’acustica applicata alle necessità del direttore e del coro, e ho fatto lezione a quattro diversi gruppi di studenti. Dopo la prima lezione, la preside della facoltà di musica e il suo staff mi hanno invitato a cena, confermando la mia presenza per il futuro. Inoltre ho tenuto lezioni individuali a direttori già affermati, lavorando con loro sia sulla musica antica che su quella moderna e contemporanea. Abbiamo anche lavorato sulla Sinfonia dei Salmi di Stravinsky con un direttore che avrebbe dovuto dirigerla dopo pochi giorni, e anche sulla Petite Messe Solemnelle di Rossini. Anche questo direttore avrebbe dovuto dirigerla di lì a pochi giorni. Inoltre ho diretto le musiche in una Messa solenne con un gruppo di cantori professionisti. Le parole e i fraseggi dei giorni precedenti, questa volta calati internamente alla liturgia, hanno creato un effetto davvero magnifico nella grande basilica gotica dell’università. L’aggettivo che i cantori mi hanno detto più volte al termine dell’esecuzione è stato stunning, sbalorditivo…

Quale repertorio avete affrontato nelle lezioni di gruppo?

Abbiamo lavorato su un repertorio molto vasto. Abbiamo approfondito numerose situazioni esecutive del canto gregoriano, fino al repertorio contemporaneo americano ed europeo, passando obbligatoriamente attraverso la musica del Rinascimento italiano. Ho anche fatto notare ad esempio, come la scrittura rinascimentale sia fatta proprio per creare zone d’ombra e altre di luce, se la sai decodificare correttamente. E qui per gli studenti americani si è aperto davvero un mondo. 

C’è una “globalizzazione corale” nelle richieste, esigenze, curiosità, difficoltà dei direttori di coro o ha notato qualche tendenza diversa, ad esempio nelle scelte di repertorio o nella vocalità stessa?

Parlando di Rinascimento, il loro modo di cantare risulta piuttosto omogeneo, compresso entro una dinamica mezzo-forte, con suoni piuttosto chiari. Hanno scoperto che se inseriamo anche alcune zone d’ombra e mettiamo in secondo piano alcune parti delle frasi, allora le zone di luce risultano molto più espressive. Per spiegare questo ho proiettato alcuni dipinti di Caravaggio, e così hanno capito subito tutto. Il suono è cambiato, i fraseggi e le dinamiche si sono molto arricchiti, e tutti sono rimasti molto sorpresi e affascinati da questo cambiamento.Per la verità anche il loro approccio alla musica moderna e contemporanea, pur essendo molto attento e meticoloso per quanto riguarda il materiale musicale, può aprirsi facilmente a nuove prospettive, sia dal punto di vista timbrico che dei fraseggi. Intorno a questo abbiamo potuto lavorare con grande interesse da parte loro, e con grandi aperture e novità riguardanti il suono e la resa esecutiva.

Le lezioni in Usa si sono inserite in un periodo di lavoro molto intenso…

Il periodo americano è stato immediatamente preceduto dall’impegno di consulente artistico della Deutsche Grammophon. A questo proposito mi fa piacere citare un recente aneddoto. Durante le registrazioni del prossimo CD della Cappella Sistina, improntato alla Quaresima e la Pasqua, abbiamo avuto un curioso “incidente”. Stavamo registrando proprio all’interno della famosa Cappella Sistina di Michelangelo, e nel bel mezzo della registrazione di Exaltabo Te di Palestrina il suono imperioso di un campanello ci ha costretto all’interruzione della registrazione tra il disappunto (eufemismo) totale di tutti. Non era mai successo in nessuna delle registrazioni precedenti, perché in questi casi la Cappella Sistina è blindata dalle guardie svizzere. Il campanello torna a suonare di nuovo. A un certo punto aprono il portone ed entra… il Papa in persona, da solo! La sorpresa generale è stata enorme, non era mai accaduto nelle altre occasioni! Adesso ho appena tenuto un bellissimo concerto per soli, coro e orchestra nella stagione dei concerti del Pontificio Istituto di Musica Sacra. Il titolo è Nova et Vetera ed è improntato sulla musica antica e contemporanea per coro e orchestra. Nella prima parte i due giganti del Classicismo, Mozart e Händel; nella seconda parte musica contemporanea dall’estero di Gjeilo, Busto, Miskinis, Lukaszewski e Rutter. Le parti solistiche erano affidate alla splendida voce del soprano Maria Grazia Schiavo, che ha cantato in tutti i più grandi teatri del mondo. Adesso sto preparando il concerto finale di diploma dei miei studenti al Pontificio Istituto di Musica Sacra, con coro e orchestra, un concerto con musiche in prima esecuzione assoluta scritte per l’ensemble I Cantori del Pontificio Istituto di Musica Sacra dagli insegnanti di composizione dell’istituto, e sto lavorando a numerosi progetti importanti con i miei due cori toscani, i Madrigalisti di Magliano in Toscana e la Corale Puccini di Grosseto, come l’esecuzione della Nona Sinfonia di Beethoven.

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