Il successo non è su Facebook
Ciro Caravano, Elio, Sanremo e la musica corale in TV

di Rossana Paliaga
Fuori dal coro, Choraliter 55, maggio 2018

Insieme ai Neri per Caso è salito sul palco di Sanremo per l’esibizione di addio di Elio e Le Storie Tese: Ciro Caravano e il suo gruppo sono stati gli unici ospiti che hanno raddoppiato l’esibizione senza limitarsi alla serata speciale nella quale ogni concorrente ha proposto una versione alternativa del proprio brano. Essere scelti da musicisti come Elio e il suo gruppo è stato un riconoscimento importante che prosegue una lunga storia di collaborazioni per il gruppo salernitano che ha spesso intersecato il proprio percorso con i grandi nomi della musica leggera italiana, come ci spiega Caravano.

Credo che le collaborazioni siano state sempre per noi una cartina di tornasole della stima della quale godiamo nell’ambiente. Personalmente non credo che il successo sia fatto dal numero di visualizzazioni su Facebook. Il vero successo che mi da’ soddisfazione e mi rende orgoglioso è la stima delle persone che stimo. 

Come è stato ritornare sul palcoscenico dell’Ariston?

Molto bello. Ci siamo ritornati in varie occasioni dopo l’exploit di ventitrè anni fa e sempre come ospiti, ruolo piacevolissimo perché offre lo stesso tipo di esposizione e l’opportunità dell’esibizione su questo palco prestigioso ma senza l’ansia della gara.

Nonostante un appeal evidente (forse principalmente a noi che amiamo il genere), le esibizioni corali o di gruppi vocali in televisione fanno sensazione in sporadici interventi, ma non mantengono l’interesse del pubblico per periodi più lunghi. Perché?

È direttamente proporzionale alla cultura. Quando la cultura, parlando in generale, sarà un merito e non un demerito nella sua ampia diffusione tra la popolazione, la qualità farà la differenza. Fino a quel momento le dinamiche televisive avranno raramente a che fare con merito e qualità, ma fa parte del gioco. Non si può pretendere che tutti debbano ascoltare un certo tipo di musica, non si può imporre la nostra passione. Quello che è un fenomeno di nicchia a volte però esplode e riesce a conquistare il pubblico. Noi vent’anni fa siamo stati fortunati e continuiamo in questo percorso. Non abbiamo inventato niente. Diciamo che abbiamo rivisitato in chiave pop quello che esiste da Monteverdi e Palestrina in poi, ovvero la forma musicale più alta: la polifonia.

Quando un coro sale sul palcoscenico fa anche promozione e diffusione della musica corale, almeno per chi vuole comprenderlo e interpretarlo in questo senso… 

Un insieme di voci che ti colpisce è sempre una lancia che si spezza a favore del mondo corale. 

E Ciro Caravano come diffonde la musica corale?

Partendo dai giovani. Sto lavorando con formazioni corali, inoltre tengo molto alla collaborazione con il Miur perché bisogna partire dalle scuole. Migliorare la cultura musicale farà veramente la differenza e per questo occorre lavorare dalla base. Questo tipo di impegno sta già portando risultati importanti, dei quali Feniarco è certamente complice.

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