Direttori professionali, coristi impegnati
intervista a Tim Sharp
sulla coralità USA

di Giorgio Morandi
Portrait, Choraliter 62, settembre 2020

«Aprire una finestra sul mondo corale americano». Perché no? Il suo essere, le sue abitudini, le sue tendenze, i progetti, i suoi protagonisti… se non proprio conoscerli, averne anche solo un’idea, oltre che interessante per i lettori, potrebbe essere fonte di suggerimenti utili alla nostra coralità italiana, finora apertasi quasi esclusivamente alla coralità europea. Tim Sharp è un personaggio che ben può aiutare in questo scopo. Choraliter lo ha contattato e intervistato. 

Per diversi anni direttore esecutivo dell’American Choral Directors Association, la più grande associazione mondiale di direttori di coro, insegnanti, studenti, studiosi, compositori e rappresentanti dell’industria corale, ha perseguito un’agenda aggressiva di pianificazione strategica e iniziative progressive e innovative per mantenere la American Choral Directors Association (universalmente nota come ACDA) energica, valida e influente nel XXI secolo. È compositore e scrittore e rappresenta l’attività corale negli Stati Uniti anche come membro del consiglio direttivo della International Federation for Choral Music (IFCM).
È, inoltre, vicepresidente di Musica International. Direttore di cori di alto livello e protagonista di esperienze corali diverse, Sharp appare regolarmente come direttore ospite e docente in tutto il mondo, con esibizioni recenti in Austria, Thailandia, Grecia, Italia, Irlanda, Inghilterra e Cina.

Nella sua carriera ha diretto gruppi molto diversi tra di loro: è una caratteristica diffusa tra i direttori americani o una sua personale curiosità nel ricercare approcci, vocalità, repertori diversi?

La maggior parte dei direttori di coro che conosco e di cui ho esperienza attraverso ACDA sono direttori di più cori e spesso più cori di diversi tipi. Ad esempio, abbiamo scoperto che oltre al loro coro principale, molti dei nostri direttori dirigono anche un gruppo liturgico o di comunità. Molti direttori dei nostri figli hanno diversi cori di voci giovanili sotto la propria direzione. Personalmente, adoro la letteratura corale e adoro esplorare stili diversi con diversi ensemble. Mi è piaciuto avere un coro sinfonico e, allo stesso tempo, lavorare con un coro da camera a cappella. Penso che questo sia vero per molti dei nostri direttori corali americani. Attualmente dirigo un coro sinfonico che esegue grandi opere con orchestra come i Carmina Burana, la Sinfonia n. 9 di Beethoven, il Requiem di Brahms. Dirigo anche un piccolo coro da camera di cantanti professionisti chiamato Kentucky Harmony che esegue molte delle mie composizioni. In passato ho diretto cori universitari, cori liturgici, cori di bambini e persino il coro di una prigione. Molti direttori che conosco hanno avuto carriere simili nella loro vita corale.

La sua attività editoriale è molto vivace: la formazione specifica per i direttori di coro è materia di scuole di musica e università o viene affidata in buona parte a organizzazioni esterne al mondo accademico?

Dall’inizio della nostra associazione corale (ACDA) nel 1959, la professionalizzazione dell’educazione e della performance corale ha continuato a progredire. Oggi in Nord America la maggior parte dei nostri direttori nelle scuole e nelle università ha ricevuto una formazione universitaria e di alto livello. È insolito trovare un direttore corale all’interno della nostra associazione che non sia stato formato ai massimi livelli al college e all’università. Lo scopo di ACDA è di continuare a offrire opportunità professionali in aggiunta e oltre il periodo di formazione del college. Tuttavia, stiamo assistendo alla creazione di più istituti e centri musicali a causa della popolarità dell’apprendimento a distanza e all’ombra del coronavirus. Mi aspetto di vedere sempre più centri di formazione che si aggiungono all’esperienza del college e dell’università. Credo che sarà la prossima tendenza in crescita negli Stati Uniti. Grazie a questa formazione, ho continuato a lavorare nell’area della musicologia e dell’esibizione corale, cosa non insolita negli Stati Uniti. Questo mi ha permesso di sentirmi a mio agio a scrivere e pubblicare libri, lavorare nel settore discografico e ora gestire un’associazione senza scopo di lucro.

Nel suo Paese o secondo le sue idee personali essere direttore di coro è una professione o una missione?

Negli Stati Uniti, credo che sia entrambe le cose, sia una “chiamata”, o come dite voi, una “missione”, sia una professione. Ci sono molte persone che lavorerebbero con un coro indipendentemente dal fatto che siano pagate o meno, ma a causa del tempo che l’attività richiede, essere pagati è certamente appropriato. Sono personalmente felice che la nostra cultura apprezzi il canto corale e i cori nella misura in cui può essere una professione negli Stati Uniti, e continuo a lavorare per renderla sia una missione che una professione che dà soddisfazione. L’American Choral Directors Association (ACDA) è stata fondata a seguito della crescente specializzazione dell’educazione e della proposta della musica corale. Da allora ogni decennio abbiamo constatato un’ulteriore professionalizzazione della musica corale. Ciò ha portato a un numero sempre maggiore di college e università che – nell’ambito della musica corale – aggiungono al loro curriculum di direzione la scrittura e la composizione a livello avanzato. Gradi come il Doctor of Musical Arts (DMA) e EdD per l’esecuzione della musica corale sono stati aggiunti al dottorato di ricerca (PhD). Oggi, se vuoi specializzarti nell’educazione e nell’esecuzione della musica corale, ci sono molti indirizzi diversi tra cui scegliere. Inoltre, anche una solida industria musicale corale è cresciuta per servire questa professione in crescita e questa espansione formativa.

Negli USA ci sono così tante e così grandi associazioni corali: IFCM, ACDA, Chorus America, NCCO… Si può parlare di un movimento corale che abbia caratteristiche comuni e un’evoluzione univoca?

Tutto questo parla della vivacità dell’attività musicale corale negli Stati Uniti. Ognuna di queste organizzazioni ha una missione unica, e ce ne sono ancora di più, tra cui The Barbershop Harmony Society (canto barbershop maschile e femminile), Sweet Adelines (canto barbershop femminile), Chorister’s Guild (focalizzata su bambini e giovani), la Gospel Music Association (musica black gospel storica), Encore (per adulti senior) e altre ancora. Ognuna di queste organizzazioni si concentra su un aspetto unico dell’esecuzione e dell’amministrazione della musica corale. ACDA abbraccia tutte queste organizzazioni. Dal 2009 al 2019 la partecipazione alla musica corale negli Stati Uniti è cresciuta dal 14% al 17%, quindi questo testimonia il crescente interesse per l’esperienza corale e il potenziale di questa attività. Le organizzazioni che avete elencato come NCCO forniscono servizi specifici per i cori universitari e dei College. Chorus America si concentra sui cori delle comunità e sull’amministrazione di tali programmi attraverso l’educazione e il lavoro politico del consiglio di amministrazione. Nell’ACDA abbiamo quattordici diverse aree di attività corale secondo le quali classifichiamo i cori. Tutte queste aree fanno riferimento principalmente al tipo di forze performanti che i diversi generi corali usano (bambini, giovani, giovani adulti, adulti, adulti senior) e al tipo di letteratura che eseguono (a cappella, a due voci, SATB, jazz vocale, pop, classica…).

In Italia conosciamo soprattutto la realtà della coralità americana universitaria. Ritiene sia rappresentativa ovvero come potrebbe descrivere il rapporto tra coralità associativa e coralità universitaria: due mondi diversi o convergenti? 

Negli Stati Uniti parliamo della stessa realtà. Quando pensiamo alla coralità universitaria, generalmente parliamo di cantori di età compresa tra 18 e 24 anni. Dopo questa esperienza, quei cantori rientrano nelle nostre comunità e trovano un’esperienza corale in chiese, cori di comunità, cori professionali o trovano altri modi per continuare a cantare. Questa coralità associativa è la più grande area in crescita della produzione di musica corale negli Stati Uniti e continua a espandersi in nuove aree come nei posti di lavoro, nelle strutture per anziani e in aree di giustizia sociale come i senzatetto, i rifugiati, le prigioni e molte altre. Questo è molto eccitante per me e il mio lavoro. All’interno delle strutture corali del college e dell’università i cori di solito hanno il privilegio di provare molte volte alla settimana e gli studenti intendono il coro come corso universitario. Questo vale anche per i gruppi corali delle scuole superiori. Nell’ambiente dei cori della comunità, i gruppi generalmente provano solo una volta alla settimana. Esistono molte varianti a questa descrizione, tutte dipendenti dalla frequenza con cui un coro si esibisce e dalle motivazioni che ha per cantare. Mi piace il fatto che non ci sia soltanto un tipo di motivazione, ma piuttosto molte ragioni per cui le persone trovano un coro. Ciò crea un’enorme varietà e molti livelli di eccellenza.

Quanto viene sostenuta ed eseguita la musica corale di autori americani?

In questo momento i compositori e autori corali americani sono molto popolari. Certamente, questo va a periodi, ma c’è stato un grande aumento del desiderio di supportare ed eseguire la musica di compositori degli Stati Uniti. Vediamo anche lo stesso desiderio di aprirsi per provare musica di compositori di altri Paesi. In questo preciso momento, in seguito all’attenzione rivolta al movimento Black Lives Matter, molti compositori di colore sono oggetto di interesse per i direttori di coro in America e mi aspetto che questa tendenza continui nei prossimi mesi e anni. C’è molta grande musica da scoprire e crediamo sia giunto il momento di rivolgere la nostra attenzione a quella grande area del repertorio. Continuiamo a enfatizzare la composizione contemporanea come un’opzione forte per i nostri direttori di coro, ma con la risorsa aggiuntiva di youtube e delle piattaforme di social media stiamo scoprendo musica da tutto il mondo. Mi aspetto che questo interesse continui a crescere.

Come immagina i prossimi mesi per la coralità del suo Paese? Quali sono in breve gli esiti del vostro report?

Naturalmente in questo momento i nostri direttori sono devastati dalla sospensione temporanea del canto corale. Di conseguenza, stiamo lavorando duramente alle problematiche delle prove a distanza e online, alle prestazioni virtuali del canto online, alla capacità di valutare e motivare i cantori con piattaforme di prova online, alle questioni legali relative alle esibizioni virtuali e come raccogliere fondi e vendere biglietti per spettacoli online. Ci sono molte possibilità in questo settore e stiamo lavorando per aiutare tutti i nostri direttori di coro ad affrontare le nuove sfide. Quindi, una volta tornati al canto faccia a faccia in un ambiente acustico, vogliamo essere preparati a mantenere le nuove abilità acquisite e usarle in modo sostenibile e produttivo. Io mi sento incoraggiato dal duro lavoro che i nostri direttori stanno facendo per abbracciare una nuova mentalità, un nuovo ventaglio di abilità e di lavoro collaborativo. So che il temporaneo congelamento dell’attività corale ha avuto un forte effetto psicologico e un effetto economico sui nostri cori. Ma credo che ci riprenderemo da questo con forza. La nostra sfida del momento è quella di tenerci uniti nella nostra comunità mentre insegniamo e troviamo modi nuovi per coinvolgere i cantanti fino a quando non potremo riunirci di nuovo. Questo è vero in tutto il mondo e nutriamo grande ammirazione ed empatia per i nostri colleghi ovunque. Stiamo sfruttando al massimo le riunioni e le prove virtuali, continueremo a farlo e impareremo da queste esperienze. Mi sto preparando per questa realtà, così come per la realtà a venire, quando avremo bisogno di reclutare e formare nuovi cantori per portare avanti la nostra crescita come professione.

La ACDA prende posizione anche su questioni non strettamente corali, che riguardano ad esempio le politiche sociali del Paese. Potremmo affermare che il movimento corale è un soggetto attivo della società anche al di fuori del palcoscenico?

Sì, poiché i nostri cori sono composti da cittadini delle nostre comunità, le persone si preoccupano di questi problemi. Inoltre, poiché i cori sono l’unico strumento in grado di trasmettere un testo in armonia, abbiamo un potere speciale nel nostro messaggio. Sappiamo che le persone che cantano nei cori hanno maggiori probabilità di essere cittadini attivi. Per questo motivo, i cantori sono membri coinvolti nelle loro comunità e vogliono che il loro lavoro sia rilevante. ACDA ha dichiarazioni politiche e noi lavoriamo molto duramente per essere rilevanti nella nostra società. Questo è il motivo per cui la nostra dichiarazione di missione include la parola “difesa” come parte di ciò che è importante per noi. Io lavoro molto duramente per collegare i cori ai problemi che li riguardano nella loro comunità. Nelle ultime settimane ci siamo concentrati sul nostro desiderio di giustizia e libertà per tutte le persone, desiderio che l’iniziativa Black Lives Matter ha intensificato nella nostra consapevolezza. Abbiamo molto lavoro da fare e credo che i cori possano essere una parte strumentale nel portarci verso la pace e la giustizia. ACDA farà la sua parte in questo contesto.

La coralità amatoriale può offrire opportunità di lavoro? 

Credo che i cori amatoriali rappresentino le prossime grandi possibilità professionali e un’area di opportunità di lavoro. Stiamo assistendo a un grande interesse per il canto amatoriale in tutti gli aspetti della comunità. Inoltre, la pandemia ha creato ancora più desiderio di comunità e i cori sono un luogo naturale perché ciò avvenga. Ci vorranno solide connessioni all’interno di una comunità e una mentalità da solopreneur (persona che crea e gestisce in proprio una attività) per raggiungere questo obiettivo, ma negli Stati Uniti questa continua a essere una grande opportunità per i direttori di coro. Personalmente suggerisco un “Centro per l’innovazione delle arti comunitarie” creato appositamente per questo scopo. Io continuo a lavorare per aiutare a identificare nuove vie su cui i direttori di coro possono trovare nuovi modi di creare una vocazione per l’educazione e l’esecuzione della musica corale. Credo che questa sarà una tendenza forte nel nostro futuro.

Biografia di Tim Sharp

Direttore di coro e compositore, direttore esecutivo dell’American Choral Directors Association (ACDA) fino all’estate 2020, membro del consiglio direttivo di IFCM e di Musica International, scrittore. Come direttore di coro è alla sua nona stagione come direttore artistico del Tulsa Oratorio Chorus e i critici non esitano a definire le sue esecuzioni corali come «straordinariamente raffinate» e dotate di «grande passione e precisione». Nell’estate del 2016, Sharp ha diretto il Tulsa Oratorio Chorus come “coro del festival” per il 28º Festival internazionale Haydn a Eisenstadt, in Austria.In precedenza è stato direttore di diversi importanti cori statunitensi, tra cui il Rhodes Singers, il Master Singers Chorale, la Belmont University Chorale e l’Oratorio Chorus di Nashville. Tra le sue ultime pubblicazioni vanno citati l’edizione storico-critica Johannes Herbst: Inni da cantare al pianoforte, e Collaborating in the Ensemble Arts: Working and Playing Well With Others. Nel 2017 ha pubblicato il terzo libro nella sua serie di Ensemble: Innovation in the Ensemble Arts: Sustain Creativity. Enorme è il numero e la varietà di articoli, saggi e note di copertina di cd che ha scritto per le registrazioni di Helmuth Rilling, Iona Brown, Neville Marriner, e The King’s Singers.

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